“Ascoltare le immagini”: laboratorio di lettura dei “silent books”

Ormai da diversi anni il nostro Istituto si avvale delle proposte di sostegno alla didattica (percorsi, laboratori, didattica cooperativa) offerte dalla Coop, con l’obiettivo di contribuire a costruire consapevolezza di sé (in quanto cittadini del mondo) e a sviluppare competenze – in chiave europea, di cittadinanza, disciplinari e trasversali – intese come capacità di usare le conoscenze per affrontare problemi.
Nella settimana dal 12 al 17 febbraio le classi quarte della scuola primaria hanno partecipato ad un nuovo laboratorio proposto dalla Coop dal titolo “Ascoltare le immagini”, volto a sviluppare le capacità di collaborazione, di lavorare in gruppo e sentire empatia, di comunicare in maniera costruttiva, di esprimere e capire punti di vista in un’ottica inclusiva. Le attività, della durata di tre ore, si sono svolte nelle aule delle classi interessate, con la metodologia del cooperative learning e dello storytelling e con l’ausilio della LIM, e si sono integrate con il percorso curricolare “Caro amico…” sulle emozioni.
I nostri alunni per la prima volta si sono cimentati nella lettura di “silent books”, albi senza parole, completamente “muti”, in cui il racconto si affida esclusivamente alle immagini. Il nome forse può sembrare fuorviante. Il termine silent book non è da intendere letteralmente come “libro silenzioso” perché, anche se in questi albi le parole non ci sono, le storie sono comunque ricche e articolate. Questa speciale tipologia di libri per bambini è stata una vera scoperta, un’avventura meravigliosa!
Estremamente affascinanti e coinvolgenti, questi libri si caratterizzano per la loro interattività. La maggior parte della loro interpretazione, infatti, è affidata ai lettori, mettendoli implicitamente nelle condizioni di poter declinare le storie e i personaggi in base ai loro vissuti, di cucirsi addosso le vicende attingendo dal proprio immaginario e contemporaneamente arricchendolo.
I due libri proposti per il laboratorio sono stati “La gara delle coccinelle” di Amy Nielander e “Il ladro di polli “di  Béatrice Rodriguez, entrambi editi da Terre di Mezzo.
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Nel primo le coccinelle del libro sono tutte a grandezza naturale e lo spazio della pagina viene sfruttato in maniera totalitaria. Sembra proprio di vedere le coccinelle in movimento sulla pagina bianca e addirittura la riga centrale diventa parte del racconto. L’idea di fondo è semplice e di una chiarezza lampante: viene narrata per immagini una gara di velocità tra coccinelle. Eccole tutte affiancate dietro la linea di partenza, posta sul margine sinistro del foglio. Intuiamo, perché è una delle regole implicite degli albi illustrati, che tutto ciò che si pone alla sinistra della pagina indica il passato, ciò che viene prima, mentre la seconda linea a scacchi bianchi e neri sul bordo destro rappresenta senza ombra di dubbio l’ARRIVO, ciò che viene dopo, il futuro. Giriamo pagina e la sfida prende il via. Un’onda di coccinelle avanza veloce e compatta. L’autrice riprende la gara dall’alto, attraverso una visuale panoramica ampia e onnicomprensiva. Le coccinelle cominciano a separarsi, a distaccarsi tra loro. Notiamo un gruppetto più rapido che forma una sorta di freccia che tende verso il centro della pagina. Una piccola coccinella grigia è in vantaggio su tutte, guizza via leggera, proiettandosi verso il traguardo. Supera un ostacolo (rappresentato dalla piega centrale del libro), spicca il volo in solitaria, si allontana dalle sue rivali, piccola e fulminea va avanti sicura. Mentre lei si avvicina spavalda alla linea dell’arrivo, in fondo in fondo sulla sinistra scorgiamo l’ultima tra le ultime, un’altra coccinella grigia, di corporatura più grande, che è in evidente difficoltà. È la più lenta e rimane indietro. A metà percorso un grosso impedimento blocca le coccinelle. Il centro dell’albo, la piegatura, diviene un ostacolo insormontabile: una buca che attira tutto al proprio interno? Un vortice pericoloso? Gli insetti variopinti finiscono lì in mezzo, come risucchiati, sparendo alla vista. Tutti, fatta eccezione per la coccinella veloce, che continuiamo a scorgere sulle pagine con le ali spiegate. Ed ora viene il colpo di scena: colei che primeggia interrompe la sua marcia trionfante e torna indietro per raggiungere le sue “rivali” in difficoltà. Assistiamo a un vero e proprio salvataggio. Le coccinelle si alleano, uniscono le forze, si prendono per “mano” e si legano l’una all’altra formando una lunga catena. A capo della fila, la coccinella più rapida, l’eroina, che quasi solleva le altre tirandole fuori dall’impaccio; mentre giù giù giù, all’estremo opposto di questa spirale di corpicini, ali, antenne che si sostengono le une con le altre, sta appesa la coccinella grigia grande e lenta… Che non viene lasciata sola al suo destino, ma al contrario, viene aiutata. La conclusione è un gioioso happy end, un gesto di solidarietà che ristabilisce le giuste priorità. Un atto di altruismo, cura, generosità e gentilezza. Io ci ho visto anche qualcosa in più: forse le due coccinelle grigie sono unite da un legame di parentela? Del resto, se torniamo indietro alla prima pagina, notiamo che le due partivano affiancate, vicine.
In fondo saperlo non è rilevante. Quello che conta è la profondità del messaggio veicolato dall’autrice: primeggiare è davvero la cosa più importante? Arrivare soli al traguardo è la più grande soddisfazione?

Il ladro di polli” racconta la storia di un furto e di un viaggio. Un inseguimento e una fuga attraverso boschi, montagne e mari fino ad una meravigliosa,  improbabile e dolcissima ultima pagina, che insegna in modo sottile, ad andare al di là delle apparenze.
Gli alunni hanno raccontato la storia della volpe che rapisce la gallina e scappa nel bosco. Il gallo, l’orso e il coniglio si lanciano in un furioso inseguimento decisi a liberare l’amica pennuta. Ma durante la fuga per mari e per monti la volpe e la gallina si innamorano, e quando gli altri animali li raggiungono, pronti a suonarle di santa ragione alla volpe, non possono far altro che…

I silent book sono ideali per coinvolgere la sfera cognitiva (l’intelletto, il pensiero, la memoria) e quella affettiva. Permettono ai bambini di osservare le illustrazioni, prestare attenzione ai dettagli, anche a quelli più piccoli. Li aiutano a imparare a raccontare ciò che vedono.
Alla base di un silent book, come di tutti i buoni libri, c’è sempre una storia. Senza parole non vuol dire senza senso. Anche se nell’albo che ti trovi davanti vedi solo immagini, dietro c’è sempre una narrazione, un principio, uno svolgimento e una conclusione.
Non c’è un modo solo per leggere un silent book. Ce ne sono milioni. Ognuno può trovare la sua strada, ogni dettaglio può essere uno spunto. Proprio per questo i “libri senza parole”, sono molto più complessi di quello che si potrebbe pensare, sono libri difficili che invitano alla relazione dialogica, alla condivisione, ed è proprio questo aspetto che li rende così interessanti in ambito educativo. La loro intrinseca incertezza, può però spaventare, perché non offrono il conforto del testo e quindi richiedono sguardi, accompagnamenti, interazioni, capacità di gestire anche le criticità e le imprevedibilità che emergono durante una lettura condivisa. Destinati al pubblico infantile ma sempre di più anche al pubblico degli adolescenti e degli adulti, sono strumenti molto interessanti al centro di studi e ricerche, che stanno indagando il rapporto tra silent book, albi illustrati, immagini e vissuti emotivi dei bambini . I libri “muti” sono libri che aiutano ad educare lo sguardo, suscitano pensieri , meraviglia e spaesamento, ma è proprio questa apertura verso il possibile che li rende così unici.

Il laboratorio “Ascoltare le immagini” ha rappresentato anche per le docenti che hanno assistito all’incontro un utile stimolo a  sperimentare e valutare metodologie didattiche innovative che possano impiegare albi illustrati, i “silent book”, che potranno essere utilizzati per capire e studiare meglio le emozioni dei bambini, la motivazione all’apprendimento, lo sviluppo del pensiero creativo e multisensoriale.

 

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