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Braccianti, benvenuti in Paradiso

Barisera – 27 aprile 2006
Braccianti, benvenuti in Paradiso
di Giancarlo VISITILLI

In occasione del centenario della CGIL, il Presidio del Libro di Bitritto – Bitetto – Sannicandro, lo scorso giovedì 20 aprile, al Castello normanno-svevo di Sannicandro di Bari, ha presentato lo straordinario spettacolo Braccianti di e con Enrico Messina e Micaela Sapienza.

Una sorta di racconto-viaggio nel passato, anche se non molto lontano nel tempo, all’epoca in cui si lavorava “da sole a sole”. La rivisitazione della storia odierna, che accade quotidianamente nelle nostre campagne pugliesi, abitate, ormai non solo in estate, dai nuovi “braccianti a colori”, venuti dalla miseria e dalla guerra, sparse in varie parti del mondo.

Mediante l’utilizzo di una scenografia ridotta all’osso, lo spettacolo è una commistione di teatro-danza, immagini e musica, che ha il grande merito, fra tanti, di raccontare anche la storia di Giuseppe Di Vittorio, l’uomo che fece della lotta contadina il proprio credo, per il quale “non c’è posto nel paradiso del cielo”, ma che ormai vive come i beati, nel ricordo di coloro che in terra sono capaci di porre la sua immagine accanto al Cuore di Gesù. E’ questa una delle tante immagini che spiazzano, insieme agli interni delle case di Cerignola degli anni Settanta.

Il duo Messina-Sapienza, riesce a coniugare l’arte della danza, in quanto ripetitività del gesto e del movimento, rimandando alla stessa emozionale impresa chapliana di Tempi Moderni. La sceneggiatura è quanto di più interessante si possa oggi concepire nell’ambito di una scrittura capace di attingere a quell’umorismo sano e tagliente (“un posto in paradiso, anche parte time”) che fa del teatro, ma anche di tutte le altre forme di arte che si avvalgono dell’immagine e dell’immaginazione, il “tempio del racconto”.

Non sono mancati i momenti di forte emozione, capaci di porre lo spettatore dinanzi alla durezza di mani di braccianti callose e rugose, ai luoghi angusti nei quali quei lavoratori (di ieri) e questi (di oggi) soccombono come bestie…

Alla fine dello spettacolo, è seguito l’incontro-dibattito con Paola Sobrero e Giovanni Rinaldi, curatori del libro La memoria che resta. Vita quotidiana, mito e storia dei braccianti nel tavoliere di Puglia (Edizioni Armirè), prefato da Alessandro Piva e accompagnato da un cd musicale con i canti che in campagna cantavano i contadini, gli stessi di cui si avvale lo spettacolo. Sarebbe utile che tale spettacolo avesse una certa visibilità, specie fra le scolaresche: sarebbe un modo in cui far passare la cultura, la nostra, che ci fa ancor oggi riconoscere “figli” di quei padri e quelle madri.